ogni mercoledì: spunti pratici per usare la tecnologia senza farti usare.
dal like al chatbot: la nuova solitudine dei ragazzi
Published about 2 months ago • 6 min read
Buongiorno Reader
questa non è l’ennesima newsletter per fare di più: è per stare meglio. benvenuti/e nello spazio dove parliamo di digital detox: vita vera prima degli schermi. Per vivere (non solo sopravvivere) tra notifiche, email e chat infinite e intelligenza artificiale. Piccoli passi, grandi cambiamenti.
Ecco le tre cose di oggi.
Sabato sarò a Peccioli, per conto di Sistema Peccioli, per un boot camp di un’intera giornata sul digital detox.
📵 Si sono liberati due posti per il retreat al convento del 1200. Solo 2. Il prezzo è bloccato a 497 euro. Cosa aspetti?
Dalla prossima newsletter ci leggiamo qui. Per te che sei già iscritto non cambierà nulla e non devi fare nulla. Nemmeno ora.Ci sarà anche un nuovo logo.
ah, dimenticavo, oggi esce la mia nuova rubrica su Donna Moderna. Se vuoi, mi leggi pure lì.
Tre, due, uno. Si parte.
so che non è vero, ma almeno non mi giudica
Ieri sera leggevo con la luce bassa del comodino. Mio figlio dormiva. Io invece sentivo la testa piena: giornata lunga, energie poche. Periodo "denso". In tutti i sensi.
Mi è rimasta addosso una frase.
"So che non è vero, ma almeno non mi giudica. Non si stanca. Quando scrivo, mi risponde. Sempre."
è una frase che ho letto in merito all'ultimo report su adolescenti e intelligenza artificiale di Fondazione Carolina. Ora ti spiego.
Questa frase non parla di tecnologia. Parla di un bisogno umano. Parla di un posto sicuro.
Negli anni ho incontrato tante realtà che lavorano su tecnologia e adolescenti. Ognuna fa la sua parte. In questo periodo però sento il bisogno di parlarti di una realtà che lavora in modo concreto, senza rumore: Fondazione Carolina.
Si chiama così per Carolina Picchio, una ragazza che nel gennaio 2013 si tolse la vita dopo una vicenda di umiliazione e cyberbullismo diventata simbolo in Italia. La Fondazione nasce per trasformare quella ferita in prevenzione, educazione e cultura.
La settimana scorsa ho incontratoIvano Zoppi, segretario generale della Fondazione. Da quell’incontro mi sono rimaste addosso tante emozioni e due pubblicazioni.
Un libro: "Le parole fanno più male delle botte", di Paolo Picchio. L’ho letto la sera. È scritto bene, ma soprattutto è vero. E la verità, quando arriva, ti scombina. Te lo dico senza fronzoli: se sei un educatore, leggilo. Ma non per tenerlo sul comodino. Portalo in classe.
Cuori e algoritmi indaga come i ragazzi (pre adolescenti e adolescenti) usano i chatbot nella vita quotidiana, soprattutto quando si sentono soli, in ansia o in difficoltà. E mette in chiaro un punto: la posta in gioco non è la tecnologia, è la relazione.
E qui non parliamo più di tendenze. Parliamo di fame emotiva.
Fonte: Fondazione Carolina, ricerca Cuori e algoritmi.
Dalla ricerca emerge che:
Quasi 1 adolescente su 3 cerca nei chatbot un amico digitale sempre disponibile.
Più di 1 su 4 li usa per sfogarsi senza essere giudicato.
1 su 5 spera di poter dare e ricevere affetto. 2 su 3 dicono che per loro è fondamentale non essere giudicati e ricevere risposte gentili e comprensive.
E poi c’è il dato che pesa più di tutti:
Il 76 per cento dei ragazzi teme che le persone possano isolarsi, preferendo i chatbot alle relazioni umane.
Fermati un secondo su questa cosa.
I ragazzi vedono il rischio. Lo dicono. Ne hanno paura. Eppure ci entrano lo stesso.
Perché?
Ho fatto a Ivano Zoppi, segretario generale di Fondazione Carolina tre domande secche. Non per cercare colpevoli. Per cercare appigli.
Che cosa manca oggi nelle relazioni umane di riferimento?
Manca l’ascolto senza giudizio. Non perché i genitori non amino i figli. Ma perché viviamo stanchi, pieni, sempre di corsa. Restiamo agganciati con messaggi, incastri, logistica. E intanto diventa più difficile esserci con calma, con presenza, con spazio vero.
E allora un ragazzo cerca un posto dove non si sente sbagliato. Un chatbot non litiga, non si arrabbia, non giudica. Non perché sia migliore.
Ma perché non ferisce. Solo che non ferisce anche perché non gli importa nulla.
La qualità della relazione resta tutto. E se un ragazzo fa fatica a darsi valore, farà più fatica anche a costruire legami buoni con gli altri.
2. Quali parole usare con i genitori senza spaventarli, ma senza minimizzare?
Nessuno nasce genitore sbagliato. E spesso stare fuori dalla vita digitale dei figli nasce da una buona intenzione: non invadere, non controllare. Ma oggi quel mondo conta. Entrarci con rispetto significa dire: io ci sono anche lì, senza spiarti. Non serve diventare esperti di tecnologia. Serve tornare a fare domande vere. "Come stai"? prima di "che voto hai preso?". I genitori sono il primo algoritmo dei propri figli.
Se tanti ragazzi scelgono l’AI per la disponibilità continua, il messaggio è semplice: riempiamo quel vuoto relazionale prima che lo riempia un algoritmo. Quando un genitore si mette in gioco, i ragazzi lo sentono. E spesso rispondono.
3. Sul piano scuola, che cosa può fare un insegnante domani mattina, senza un progetto gigantesco e senza strumenti da esperto?
Tre cose concrete.
Primo: osservare. Un ragazzo che si isola, evita di uscire, mostra ansia o rabbia spesso non sta facendo capricci. Sta chiedendo aiuto. Non servono test. Serve attenzione umana. Secondo: usare l’attualità. Portare in classe un fatto di cronaca digitale e aprire una discussione vera è già educazione. Terzo: non sentirsi soli. Esistono materiali gratuiti già pronti, come le schede didattiche di Fondazione Carolina e Pepita. Il cyberbullismo non è solo tecnologia. È cultura. E la cultura si costruisce ogni giorno, anche con un semplice come stai detto guardando negli occhi.
Sono molto in linea con Ivano e con Fondazione Carolina. (grazie ancora).
Qui non si tratta di togliere un cellulare. Qui si tratta di tornare a guardarci negli occhi. A stare in relazione.
Ed è la cosa più difficile.
Anni fa la mia psicoterapeuta Silvia mi disse: ci si ammala di rapporti e ci si cura nei rapporti".
Oggi aggiungo una parola, senza romanticismi: nei rapporti umani.
Per questo mi unisco, anche solo virtualmente, al lavoro della Fondazione. E mando un abbraccio a Paolo Picchio. Quel libro mi ha rimesso al mio posto.
E adesso chiudo così.
Dopo la rivoluzione digitale e quella artificiale, io sogno la rivoluzione umana. Ci sto lavorando. Ci stiamo lavorando.
Grazie Ivano Zoppi, Paolo Picchio e tutto il team di Fondazione Carolina.
Non la fai togliendo il cellulare. La fai aggiungendo relazione. Sguardi. Fragilità. Attenzione. Confini. Vulnerabilità e tutto quello che fa rima con crescita.
Stasera fai una cosa sola: guarda tuo figlio/a negli occhi e chiedigli come stai davvero. Poi taci. E resta.
🗒️ la notizia della settimana
Questa settimana, con Paolo Picchio in testa, ti lascio una frase del Papa (in occasione della Quaresima che inizia oggi).
Il Papa invita in questa Quaresima a "disarmare il linguaggio…”, rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie”. E ti propongo un digiuno doppio, molto semplice. Digiuno di una frase tagliente. Quella che stavi per dire.
Digiuno di uno scroll automatico. Quello che stavi per fare. Non per essere migliori.
Per essere più umani.
🔢 il numero della settimana
Quanti quindicenni usano i social, oggi? In media il 96%.
Come gestire il burnout al lavoro Un vademecum concreto su segnali, prevenzione e strategie (personali e organizzative) per non trasformare la fatica in normalità.
Il Portogallo va verso regole più stringenti sull’accesso dei minori ai social, spostando il tema da “scelta individuale” a tutela e responsabilità.
La rimozione di un chatbot “molto empatico” scatena reazioni di attaccamento e lutto, mostrando quanto l’AI possa diventare relazione, non solo strumento.
✏️ la frase della settimana
“Le parole fanno un effetto in bocca, e un altro negli orecchi.”
Alessandro Manzoni
❤️ cosa possiamo "fare" insieme?
Ho formato più di 15.000 persone a ridurre lo stress digitale, ritrovare focus e migliorare le relazioni.
🏢 In azienda e istituzioni → meno overload da email e notifiche, più produttività e benessere per i team. 🌿 Eventi e retreat → esperienze immersive e talk che ispirano, con strumenti pratici da riportare nella vita di tutti i giorni. 🏫 Nelle scuole e con i genitori → percorsi che insegnano a studenti, docenti e famiglie a crescere con la tecnologia senza esserne travolti.
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