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Digital Detox

🔔 una lettera dal monastero. È per te


Buongiorno Reader

questa non è l’ennesima newsletter per fare di più: è per stare meglio.
benvenuti/e nello spazio dove parliamo di digital detox: vita vera prima degli schermi.
Per vivere (non solo sopravvivere) tra notifiche, email e chat infinite e intelligenza artificiale.
Piccoli passi, grandi cambiamenti.

Ecco le tre cose di oggi.

  • Mercoledì prossimo a Pescara: sarò lì per parlare di genitori, adolescenti e benessere digitale. Di confini, alleanze educative e piccole pratiche che funzionano davvero, in famiglia. Qui per info.
  • Oggi e domani sono a Milano per nuovi progetti nuovi. Sto mettendo insieme alcuni pezzi, per poter creare una community che si incontra, vede persone e fa cose.

Tre, due, uno. Si parte.


Ieri era il Safer Internet Day.
E sì, ci serve. Ci serve parlare di rischi, regole, sicurezza.

Il digitale non è più uno strumento.
È un ambiente. L'ho detto più volte.

E un ambiente ti entra addosso. Ti cambia il respiro. Ti cambia la voce. Ti cambia i gesti. Non lo “usi”. Ci vivi dentro.

Questo significa che riguarda tutti.
Il neonato che si calma con un video.
Il ragazzo che cerca se stesso nello sguardo degli altri.
Tu che lavori e non stacchi mai davvero.
Tua madre o tuo padre che hanno scoperto WhatsApp e ci restano dentro, ore, per sentirsi meno soli.

Nessuno resta fuori. Nemmeno i monaci.

L’altro giorno ho letto una lettera del Priore dei Camaldolesi di Camaldoli. (ti consiglio di leggerla) Camaldoli è un luogo di bosco e silenzio. Un eremo e un monastero. Gente che ha scelto di proteggere l’essenziale.

Eppure il priore scrive ai suoi e dice, in sostanza: anche qui il telefono sta facendo danni.
Non perché il telefono è “cattivo”.
Perché noi siamo vulnerabili.

E la frase che mi ha colpito non parla di schermi. Parla di un posto. La cella.

Per un monaco la cella è il luogo dove torni a te.
Dove resti.
Dove smetti di scappare.

E lui dice che la cella rischia di diventare il luogo della dispersione. Del tempo perso. Della fuga.


Come se persino lì, nel posto più protetto, ti venisse voglia di anestetizzarti.

Mentre leggevo ho smesso di respirare. Perché ho capito...anche io ho una cella.

È il letto, quando finalmente potresti dormire.
È la cucina prima che si sveglino tutti.
È il bagno, i due minuti rubati.
È il tragitto.
È quel “solo un attimo” sul divano.

E sai cosa succede lì.

E io lo so cosa succede lì. Perché l'ho fatto ieri sera. E l'ho fatto stamattina. Non per informarmi.

Per non sentire la fatica.
Per non sentire la solitudine.
Per non sentire che ti manca qualcosa.
Per non sentire che ti sei perso un pezzo della tua giornata.

La distrazione è antica.
Non è nata con i social.

Ma oggi ha un oggetto preciso.
Piccolo. Lucido. Sempre pronto.
E soprattutto: entra ovunque, anche nei posti dove dovresti essere al sicuro.

Il priore, nella lettera, non fa poesia. Fa scelte concrete.

Dice che certe cose non entrano in cella.
Parla di sospendere social in certi periodi, di limitare internet, di non guardare film da soli, di disciplinare i messaggi.
Non perché “si deve”.
Perché altrimenti ti perdi.

E io mi sono chiesto: noi, invece, cosa facciamo entrare nella nostra "cella"?

Facciamo entrare le notizie mentre mangiamo.
Facciamo entrare gli altri mentre parliamo con chi abbiamo davanti.
Facciamo entrare il lavoro nel letto.
Facciamo entrare il rumore nella testa quando avremmo solo bisogno di silenzio.

Allora oggi non ti lascio un consiglio. Ti lascio una scelta.

Scegli una cella. Una sola.
Un luogo preciso della tua giornata.

E fai una cosa semplice, ma vera: chiudi la porta.

Per 10 minuti.
Non per sempre. Non per diventare perfetto. Solo per tornare.

Telefono fuori.
Tu dentro.

Dentro a cosa? Dentro a te. Dentro a chi hai davanti. Dentro al tuo corpo.

Stasera non farlo da solo/a.
Dillo a qualcuno in casa, con una frase semplice:
Mi aiuti? Voglio tenere il telefono fuori dalla camera.
Non è controllo. È alleanza.

E visto che è San Valentino, fatevi un regalo vero. Un regalo che non si impacchetta.


Regalatevi dieci minuti di presenza pulita, senza schermi tra voi. (leggi ricerca brain drain)

Solo voi due. Un letto che torna letto, non sala d’attesa.

E se Cupido non ha ancora preso la mira, va bene lo stesso.
Fallo con un amico, un’amica, un fratello, una sorella, un genitore.
O, se serve partire dal minimo, fallo con il tuo animale: una passeggiata senza telefono in mano, solo sguardi e respiro.

Perché questo non è un gesto da eroi.
È un gesto da persone che non vogliono sparire.

E adesso ti chiedo di farlo davvero, non di annuire.

Rispondimi a questa mail con due parole.

La mia cella è: ....................
E oggi voglio proteggere: ....................

Io le leggo.

Quello che perdi non è tempo. È presenza.
Il punto è smettere di sparire dalla tua vita.


🗒️ la notizia della settimana

Per il nuovo libro sto studiando un passaggio che abbiamo iniziato a vivere: dall’economia dell’attenzione all’economia della delega.

Prima ci hanno rubato l'attenzione. Ora con l'AI possiamo delegare pezzi di pensiero, decisioni e scelte. Sembra un regalo. Ma spesso è un contratto non letto.

La promessa dell’AI era “meno lavoro, più respiro”. Una ricerca citata da Harvard Business Review, su 200 dipendenti tech seguiti per otto mesi, racconta altro: l’AI rende il lavoro più facile e quindi il lavoro cresce.

Non perché qualcuno te lo chieda. Perché, se puoi, fai di più. Così il lavoro si allunga, entra nel pranzo, scivola nella sera, cancella il confine tra lavoro e non lavoro.

L’AI rende più facile fare di più, ma più difficile fermarsi.

E allora la domanda non è “usi l’AI?”. È: chi protegge il tuo cervello? Non basta l’autocontrollo. Servono regole, confini, una pratica condivisa. Perché la delega, se non la governi, diventa contrabbando di energia. Parlerò anche di questo nel mio nuovo libro.


🔢 il numero della settimana

Gli utenti adulti passano in media 6 ore e 38 minuti al giorno online.
Tradotto in settimana: circa 46 ore e 26 minuti.

Prova a moltiplicarlo per un anno, due anni, 10 anni

E tu?


👨‍💻 i link della settimana

  • Fondazione Feltrinelli - “limitare lo smartphone non basta”: vietare non è proteggere: i divieti rischiano di spostare i ragazzi altrove e non riducono davvero lo schermo totale servono competenze, contesto e alleanze educative. QUI
  • JRC - Science for Digital Wellbeing (UE): una bussola “evidence-based” su come social, IA e design delle piattaforme impattano salute mentale e scuola utile per capire dove intervenire davvero. QUI
  • National Geographic - Best Wellness Experiences 2026: non “spa da cartolina”, ma esperienze che ti fanno rallentare (cammini nel silenzio, rituali locali, natura): idee concrete per ricaricare attenzione e ritmo. QUI
  • RaiNews - cyberbullismo e IA: aumentano gli episodi online e intanto l’IA è già nelle mani di quasi tutti gli adolescenti (92,5%): serve alfabetizzazione e protezione, non solo allarme. QUI
  • Vita.it - Safer Internet Day (Telefono Azzurro): due giorni tra Milano e Roma per mettere a fuoco l’impatto dell’IA sui minori e spingere misure concrete (verifica età, privacy, responsabilità della filiera). QUI

✏️ la frase della settimana

“Distrarsi è il modo migliore per non sentire dolore e il dolore è il modo migliore per non distrarsi.”

Otil Farg


❤️ cosa possiamo "fare" insieme?

Ho formato più di 15.000 persone a ridurre lo stress digitale, ritrovare focus e migliorare le relazioni.

🏢 In azienda e istituzioni → meno overload da email e notifiche, più produttività e benessere per i team.
🌿 Eventi e retreat → esperienze immersive e talk che ispirano, con strumenti pratici da riportare nella vita di tutti i giorni.
🏫 Nelle scuole e con i genitori → percorsi che insegnano a studenti, docenti e famiglie a crescere con la tecnologia senza esserne travolti.


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